La
tracina Comunemente
chiamata anche «raganella», è il pesce più
velenoso del Mediterraneo. La puntura provoca un dolore
urente che aumenta rapidamente, di durata variabile da
poche decine di minuti fino a 24 ore, talvolta così forte da
poter causare la perdita di conoscenza.
La
zona colpita appare inizialmente biancastra, divenendo rapidamente rossa
e tumefatta, con un gonfiore che poi
si estende alle parti vicine. Talvolta si verificano anche difficoltà
di respirazione, febbre, mal di testa, nausea e vomito; nei casi più
gravi si hanno anche convulsioni.
Dato
che la tossina che viene inoculata è termolabile, il
trattamento richiede la disinfezione della ferita e l'immersione della
parte colpita in acqua salata calda, per almeno
due ore (possibilmente almeno un'ora). In alcuni casi più gravi può
essere necessario un controllo medico e una terapia
antibiotica. Si consiglia sempre la profilassi antitetanica.
Lo
scorfano
La
puntura degli aculei di questo pesce solitamente è meno
dolorosa di quella della tracina; il dolore insorge dopo qualche minuto
e può durare diverse ore. Le conseguenze sono
solitamente meno gravi, anche se si possono avere cefalea,
nausea e vomito, shock anafilattico. Il trattamento è identico a quello
delle tracine. La puntura dello scorfano, in particolare, produce di
solito una necrosi dei tessuti circostanti
la zona d'inoculazione, che si può combattere efficacemente
con una tempestiva terapia antibiotica.
Il
pesce cobra
In
caso di puntura si avverte un forte dolore nella parte colpita con
evidente ferita sanguinante. I sintomi, oltre al dolore, possono essere
nausea, vomito, shock, morte occasionale. Primo soccorso: trattamento
come per lo scorfano.
Il
trigone (ferraccia)
Il
veleno iniettato da questo animale, che ha l'aculeo alla
base della coda, procura dolori violenti e complicazioni che talvolta
possono sfociare in situazioni molto gravi: si può avere
infatti sudorazione, tachicardia, ipotensione, vomito, diarrea,
fino a giungere in rari casi alla paralisi muscolare con morte.
La
ferita si può complicare con suppurazione ed eventuale cancrena.
Quindi, occorre sempre l'intervento del
medico. Il trattamento immediato è come per la tracina.
Gli
squali
Gli
squali si trovano in tutti i mari del mondo e talvolta
risalgono le foci dei fiumi. Sono guidati dall'odore del cibo,
dall'udito e dalla vista. Si spostano generalmente in branchi e mangiano
a ogni ora del giorno e della notte.
Lo squalo più pericoloso, nella classificazione delle 250
specie studiate fino a oggi, è lo squalo bianco (Carcharodon
carcharias), che vive anche nel Mediterraneo, la cui lunghezza si aggira
fra i 7 e i 8 metri e il peso intorno alle 12
tonnellate; è di una voracità senza limiti e addenta anche
le tartarughe marine.
I
nemici degli squali sono il pesce
istrice, il calamaro gigante, l'alligatore degli estuari, l'orca, il
delfino e, in un certo senso, il cacciatore subacqueo.
È
opportuno evitare di fare il bagno lontano dalla costa
o comunque di rimanere per lunghi periodi in superficie,
anche con piccoli canotti con le gambe e le braccia che penzolano in
acqua; inoltre è bene cercare di nuotare con movimenti ordinati, con
bracciate lente7 vigorose e uniformi;
i movimenti disordinati nel nuoto sono infatti un richiamo per gli
squali.
Trovandosi in acqua in presenza di squali si deve cercare di fare dei
finti attacchi, oppure muggire sotto la superfide dell'acqua o fare
degli spostamenti laterali quando uno
di essi
attacca. Infatti gli squali una volta scattati, sono incapaci di mutare
traiettoria, anche se il bersaglio si è spostato all'improvviso.
Se
vi è un ferito in acqua, le persone vicine dovranno cercare di fare un
circolo intorno a lui perché per la sua perdita di sangue,
è il soggetto preso di
mira dagli squali.
Alcune
consigli sono rivolti specialmente a quei subacquei
che s'immergono in mari frequentati da squali: non offrire cibo quando
si è in immersione ed evitare branchi numerosi, dar da mangiare al
branco è un gioco che a volte
per alcuni subacquei è diventato pericoloso; i pescatori
subacquei evitino di portarsi dietro pesci feriti o sanguinanti;
infine, non infastidire gli squali e non andare mai in acqua da soli.
Le
ferite prodotte dal morso degli squali (che non produce dolore) possono
provocare grosse mutilazioni con gravi emorragie anche mortali. I primi
soccorsi saranno rivolti al controllo dell'emorragia applicando bendaggi
e, se è possibile, un laccio emostatico. Il ferito andrà trasportato
al più presto in un luogo dove potrà essere sottoposto a cure
mediche.
Le
meduse
Le
meduse dei nostri mari non sono pericolose come altre
presenti in zone
lontanissime, per esempio nei mari tropicali, ma sono pur sempre causa
di fastidio, come arrossamenti, dolori e vesciche.
È
sempre bene evitare di fare il bagno dove esse sono
presenti;
soprattutto, anche se vengono appena sfiorate,
bisogna evitare di
toccarsi poi gli occhi.
Gli
arrossamenti e le vesciche provocate dal contatto con
i tentacoli delle
meduse si curano con applicazioni di soluzioni diluite di ammoniaca,
impacchi di acqua salata calda, alcol, pomate antistaminiche o
corticosteroidee, che
inattivano il veleno
dei tentacoli.
Nel caso che frammenti
di tentacoli restino
attaccati alla cute, vanno rimossi facendo attenzione a non schiacciarli
per non spremere altro veleno; bisogna evitare l'uso di acqua dolce, che
favorirebbe
la fuoriuscita del
veleno dai tentacoli. Solo
in caso di contatto con il viso o con gli occhi, bisogna
procedere il più precocemente possibile a un abbondante lavaggio con
acqua dolce fresca o con prodotti specifici per il lavaggio oculare
reperibili in farmacia
Attinie
e cerianti
Le
attinie e i cerianti vivono attaccati agli scogli. Conseguenze e rimedi:
come per la medusa.
Murena
E
un pesce serpentiforme, considerato pericoloso e velenoso
a causa del suo
aspetto aggressivo. In realtà è molto timido e vive abitualmente
riparato in tane costituite da spaccature degli scogli. Non attacca, ma
morde solo per difesa
se si sente
minacciato da vicino.
Il
morso, a causa dei numerosi denti robusti e aguzzi e
della forza delle
mascelle, è molto doloroso; contrariamente
a quanto si crede non
è velenoso, ma s'infetta molto facilmente. E pertanto fondamentale
procedere a un'immediata
disinfezione della
ferita, seguita da terapia antibiotica e
profilassi
antitetanica sotto controllo medico.
I
ricci di mare
Vivono
sugli scogli e presentano aculei molto acuminati che
si spezzano
facilmente. Non iniettano veleno, ma la puntura è dolorosa e s'infetta
facilmente.
Bisogna
procedere a un'accurata disinfezione della ferita e a una rimozione
degli aculei con una pinzetta sterilizzata. Può essere utile la terapia
antibiotica e la profilassi
antitetanica.
Il
vermocane (Hermodice carunculata)
E'
un verme che può raggiungere la lunghezza di trenta
centimetri, munito di
setole fortemente urticanti. Diffuso
nei mari tropicali,
è presente in Mediterraneo nei mari della
Sicilia e in Egeo. Il
contatto con queste setole, che penetrano facilmente nella cute, provoca
dolorose irritazioni.
Bisogna
trattare la parte colpita con pomate antistaminiche o pomate
cortisoniche. Bisognerà provvedere anche all'estrazione delle setole
penetrate nella cute, utilizzando anche nastri adesivi.
I
coralli
Le
lesioni da corallo possono provocare serie infezioni se non
s'interviene
in maniera adeguata.
Bisogna pulire bene
la ferita con acqua pulita. Eliminare corpi estranei con una soluzione
antisettica: applicare una
pomata antibiotica e
disinfettare con Betadine o tintura di
iodio.
La
torpedine
Caratteristica
di questi animali è la capacità di produrre
scariche
elettriche. Toccandola si può rimanere colpiti da
scariche
elettriche anche di forte intensità.
|